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Editoriale| Cronache dal Governo giallofucsia

Pensavamo fosse amore…invece era un calesse. Basterebbe prendere in prestito il titolo di un noto film di Massimo Troisi per sintetizzare la fine dell’esperimento gialloverde. Esperimento unico nella storia della Repubblica, il primo governo capace, nonostante i suoi limiti, di legare le istanze identitarie a quelle sociali, mettendo in campo un’alleanza di governo del tutto nuova nel panorama politico europeo. Il primo esecutivo post ideologico in cui un movimento sostenuto prevalentemente al Nord si alleava con un movimento a trazione meridionale. Era un governo composto da soggetti che operavano con il sistema del peso e contrappeso, passando dal blocco dell’immigrazione all’apertura della questione sociale da tempo archiviata. Aveva provato a mettere in discussione taluni dogmi economici, come il tentativo di introdurre i minibot. Aveva centrato argomenti chiave come la lotta al precariato e la lotta allo strapotere delle grandi società di fare e disfare sulla pelle dei lavoratori e dei territori, seppur con evidenti limiti operativi (vedasi caso Whirlpool). In ultimo, ma non meno importante, aveva messo fine alla ridicola e pericolosa discussione dei diritti “incivili” come genitore 1 e genitore 2.

Insomma, in poco più di un anno, aveva smosso le acque torbide della Seconda Repubblica dei vari centrodestra e dei centrosinistra. Purtroppo in Italia ogni nuovo esperimento, prima ancora che possa fallire da solo, viene spinto nel burrone o sparato alle spalle da qualche oscura manina. Per volontà esterna al Paese e pressioni interne ai partiti, Salvini ha staccato la spina e Di Maio successivamente si è consegnato al mortifero abbraccio del PD. Da un governo gialloverde a quello giallofucsia, come definito da Diego Fusaro, passeremo dal tentativo ideale di smontare il Jobs Act al governo della precarietà? Del resto il Jobs Act è un’opera renziana, proprio come questa bislacca alleanza M5S/PD. Inoltre è chiaro ed evidente che dai porti chiusi alle autostrade del mare, per deportare l’Africa in Europa, basterà davvero poco, il M5S rinnegherà ogni singolo voto dato nei mesi precedenti a favore dei decreti Salvini. Smantelleranno il lavoro di un anno e poco più come se non ci fosse mai stato, per un po’ di flessibilità e per il sostegno al Senato della triste e pericolosa compagine di LeU. E questi volevano aprire il Parlamento come una scatoletta di tonno? Che triste epilogo. Ad ogni modo, ciò che rende il tutto insopportabile è la tremenda paura che PD e M5S hanno di affrontare il voto e la scure del popolo sovrano. La forte discrepanza tra volontà popolare, espressa alle europee, e il nuovo governo costituzionalmente varato rende l’aria così irrespirabile.

La compagine di governo del Conte bis è nata ormai, limitarsi ad uno sterile giudizio sull’estetica del ministro dell’agricoltura è roba da seguaci della Ferragni, a noi altri interessano i fatti, ed i fatti non sono certamente dei più rosei considerando le affermazioni del ministro Bellanova sull’eventuale ratifica del Ceta, il trattato di libero scambio tra il Canada e l’Unione Europea. Allo stesso modo i dubbi crescono con Il nuovo ministro degli Esteri, che passa da un dicastero all’altro con tale nonchalance. Il problema non è il suo curriculum, scarno ora come prima, ma come affronterà i rapporti con quei governi che pochi mesi fa erano acerrimi nemici d’Italia! A febbraio l’allora ministro dello sviluppo economico e vicepremier andò alla corte dei gilet gialli ed ora, invece, riceve un caloroso saluto dall’omologo francese. Non sono solo alla Farnesina che i dubbi crescono, anche i tavoli aperti al MISE sono scottanti, uno su tutti la chiusura del polo industriale della Whirlpool a Napoli. La multinazionale americana ha completamente cestinato l’accordo di ottobre 2018 firmato in sede ministeriale, offendendo lavoratori e un ministro della Repubblica, dichiarando di voler chiudere il polo napoletano con più di 400 lavoratori che finiranno a spasso. Ebbene dopo incontri e riunioni tra Napoli e Roma, la società americana ha ribadito il suo “NIET”, non produrrà più un solo pezzo di lavatrice a Napoli! Il caso Whirlpool è solo l’apice della totale mancanza di politica industriale nel nostro paese.

Non sono solo i dossier sui tavoli della Farnesina e del Mise che aprono la voragine sotto i piedi del governo giallofucsia, anche e soprattutto la questione Autostrade per l’Italia. Il precedente governo, soprattutto in quota 5stelle, aveva parlato di REVOCA della gestione ad Atlantia e alla famiglia Benetton, invece ora si è passato subito ad un cambio di linguaggio come affermato dal premier Conte. Il neoministro alle infrastrutture Paola De Micheli (PD) ha ribadito con forza che si parlerà di REVISIONE. Ergo dimenticatevi ogni forma di nazionalizzazione! Ma le dolenti note saranno in economia, il sostegno ricevuto dalle cancellerie continentali e da Bruxelles non può essere ripagato con l’esclusione dell’uomo più odiato d’Europa, Matteo Salvini, ma va “monetizzato” nel vero senso della parola. Un vero e proprio do ut des che obbligherà il governo a piegarsi su taluni punti cari alla UE: bilancio ed immigrazione. Sappiate che come sempre tutti i nodi vengono al pettine e noi veglieremo ad ogni angolo della strada. Per ora buon Gentiloni alla commissione europea.   

La Redazione