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L’uomo di Pontida ha parlato. Il discorso di Salvini a raggi X

Le Peuple italien, n’est l’esclave de personne ”, “Das italienische Volk ist niemandes Sklave”, “The Italian people are no one s’ slaves”.

Questo l’incipit iniziale del discorso di Matteo Salvini alla kermesse di Pontida 2019, la più partecipata di sempre. Il leader leghista traccia la rotta dei prossimi mesi, ribadendo i punti fermi del programma del Carroccio e introducendo alcune importanti novità date dalla nuova fase politica. Le tre frasi in lingue straniere sono come un modo per ricordare alla piazza, la sua gente, la genesi eterodiretta da poteri stranieri del nuovo governo giallofucsia 5 Stelle –Pd. In inglese come il tweet di Trump di endorsement per il Presidente Conte, accreditatosi come l’interlocutore italiano più credibile per la Casa Bianca; In tedesco come la cancelliera Merkel alla quale Conte ha più volte supinamente offerto rassicurazioni sul contenimento dell’azione politica salviniana durante il governo gialloverde; francese come la lingua parlata da Emmanuel Macron, capo di Stato delle Nazione i cui interessi spesso contrastano con quelli italiani. Non è un caso che l’Eliseo si serva del Pd come quinta colonna francese nel perpetuare gli interessi di Parigi nello Stivale: basti vedere il numero di Legion d’Onore tra i mandarini dei Dem.
‘’Il Mai col Pd’’ di Salvini è la volontà di non voler essere schiavi. L’affermazione dell’estraneità del blocco leghista alla sinistra del Pd, tanto docile con lo straniero. Atteggiamento agli antipodi rispetto al comportamento neo-centrista del Movimento 5 Stelle, per il quale un’alleanza vale l’altra. L’Udeur della democrazia diretta.

Salvini nonostante sia un populista puro, dunque perfettamente a suo agio nel ruolo di capo dell’opposizione, sa che deve mettere in piedi un sistema di contraltari al governo Conte bis. Perciò cita una per una le Regioni in cui si andrà a votare nei prossimi mesi. Trattasi di appuntamenti elettorali chiave. Non a caso sul palco dietro di lui ci sono i governatori e i candidati tali. In quanto segretario federale, sa che quella partita è cruciale in quanto le Regioni possono impugnare le leggi dello Stato centrale, creando diverse difficoltà al nuovo governo. ‘’Una volta al mese ci sarà la riunione di tutti i sindaci e governatori della Lega, per l’Italia di domani’’. Un chiaro messaggio agli amministratori leghisti per dire che l’opposizione non si fa solo nelle piazze.
Per il resto sfoggia il classico repertorio leghista, di citazioni già sentite e ascoltate agli ultimi grandi raduni elettorali. Giovanni Paolo II e la Thatcher. Ma anche Rackete contro la Fallaci, perché si può essere donne intelligenti anche senza essere delle femministe radical chic. Inserito a sorpresa nel Pantheon salviniano, anche Berlinguer. Una citazione che serve a rimarcare il carattere post-ideologico della Lega, e a svegliare dall’intorpidimento una parte dell’elettorato di centro-sinistra ancora legato al Partito Democratico di banche e poteri forti.

Ultimo passaggio significativo è l’appello ai segretari regionali, cittadini e provinciali. La colonna vertebrale della Lega. Coloro che curano il territorio e hanno il polso della base. ‘’Aprite a tutti gli italiani perbene delusi da questo Governo’’. Sì, perché Salvini è perfettamente consapevole che c’è un rigetto di grillini di destra verso l’inciucio giallofucsia, ed è altrettanto consapevole che il ritorno al bipolarismo tradizionale centro-destra contro centrosinistra, deve polarizzare il suo campo, che lo vede affiancato dalla Meloni, Toti e il redivivo Berlusconi. Un appello a cui si andrà ad unire la mobilitazione generale data dall’ipotesi di referendum ove mai il trio Zingaretti-Conte-Di Maio, mettessero mano al Decreto Sicurezza e alla legge elettorale a favore di una nuova proporzionale, che cristallizzerebbe sine fine la ‘’conventio ad excludendum’’ della Lega di Salvini.

Insomma, l’Italia che ha votato Lega rappresentata ‘’dai Leoni di San Marco vicino i 4 mori di Sardegna, gente dalla Lombardia e dalla Puglia, dalla Emilia e dalla Calabria’’ è compatta dietro il suo leader, convintamente sovranista ma senza dimenticare i caposaldi autonomisti nel dna di un partito nazionale e federalista. Una sintesi che poteva riuscire solo a Matteo Salvini.

Generale Lee