Politica & Attualità

Censura Facebook, un bene per la democrazia o una dittatura nascosta?

Ciò che è accaduto in questi giorni è sconcertante.
Dopo alcune ore dalla conclusione della manifestazione contro il nuovo Governo “giallo-fucsia” decine, se non addirittura tutte, le pagine Facebook e Instagram di CasaPound Italia e di Forza Nuova sono state eliminate. Insieme alle pagine ufficiali dei due movimenti, sono stati censurati buona parte dei profili personali di alcuni militanti e simpatizzanti dei due partiti politici.
Un vero e proprio attacco alla democrazia!
Quei politicanti che si definiscono fieramente di sinistra, europeisti e liberali, che issano a più non posso il loro vessillo della democrazia, hanno gioito e festeggiato come iene. Sui social, addirittura, c’è stato qualche “sinistro” soggetto che auspicava l’arresto di questi “pericolosissimi e cattivissimi” fascisti del terzo millennio per lesa maestà democratica. Roba da inorridire il compagno Kim Jong-un. A tal proposito, l’ex presidente della Camera Laura Boldrini, ha scritto sulla sua bacheca Facebook: Bene Facebook. Un altro passo verso l’archiviazione della stagione dell’odio organizzato sui social network”, come se il loro odio politico ed ideologico fosse tutto rose e fiori e non figlio della peggior repressione culturale ed intellettuale della storia repubblicana. Insieme a lei hanno festeggiato tanti falsi apologeti della libertà a corrente alternata. Tra i tanti personaggi ritroviamo Emanuele Fiano e l’esimio Chef Rubio, quest’ultimo divenuto oramai elemento di spicco della cultura politica della sinistra “no border”. Poi dicono che la cultura è morta e la scuola ha fallito. Come dargli torto! In risposta a Mark Zuckerberg, i leader dei due partiti, vittime delle nuove “purghe” staliniane sui social, hanno risposto con il richiamo alla mobilitazione più frequente nelle piazze, ma il punto chiave non è la reazione dei colpiti, ma la totale non curanza da parte dell’opinione pubblica e di certa politica. Non esiste prova, ovviamente, che la folle chiusura dei canali di alcuni partiti politici sia legata al cambio di rotta del Governo, del resto la scelta è di Facebook, ma a pensar male si fa peccato e spesso ci si indovina. Viviamo nell’era del Grande Fratello, colui che tutto vede e tutto sa. La cosa peggiore tra l’altro è che a decidere è un privato. Facebook ormai per il ruolo strategico che copre nella comunicazione politica non può più agire come una banalissima piattaforma, in cui qualcuno con parametri del tutti personalistici ed ideologici decide cosa sia giusto e cosa sia sbagliato. Un privato che decide per noi cosa dire, cosa pensare, cosa fare e perfino cosa mangiare.
Il segnale inviato in questa settimana di censura è pericolosissimo non solo per la democrazia, ma per il futuro di ognuno di noi, poiché parte della politica italiana ha accolto la scellerata scelta di Facebook come manna dal cielo. Infatti, vuoi per incapacità ideale di arginare gli avversari politici, vuoi per odio spicciolo, queste donne ed uomini “minuscoli” hanno plaudito all’atto censorio. Una follia, la loro è dissonanza allo stato puro, tra ciò che pensano e ciò che fanno. Da difensori dei diritti a psicopoliziotti che censurano chiunque esca dai confini del politicamente corretto, ma soprattutto provi in qualche maniera a dissentire sul ruolo dell’Italia nello scacchiere europeo o peggio ancora se in discussione sono i dogmi economici della UE.
Ma tornando all’ accaduto è opportuno evidenziare nuovamente un concetto, cioè che limitarsi a chiudere la questione definendo il tutto come una scelta di un privato, rischia di ampliare ulteriormente l’opera censoria. Perché signori miei, Facebook non è un privato qualunque, Facebook è una piattaforma frequentata da milioni di soggetti, entra nelle nostre vite influenzando economicamente le nostre scelte, ma soprattutto ci influenza politicamente e non può e non deve essere trattata come un banalissimo social media. Inoltre chi controlla il controllore? Come può un gruppo di censori assunti da Facebook decidere cosa sia buono e cattivo? Chi decide cosa è odio razziale e cosa è politica contro i flussi incontrollati di immigrati? Chi decide quali siano i valori da difendere, e quali quelli sbagliati? L’amore per la Patria è sbagliato? Chiedere che l’Africa sia libera e non deportata in Europa è un valore negativo? Chiedere che l’economia sia sottoposta al controllo della comunità politica, che noi definiamo Stato, è un valore sano o meno? Ma poi la democrazia non è il dibattito tra diverse fazioni politiche? Sinceramente, permettere a questi partiti di partecipare all’elezioni, di eleggere consiglieri comunali ed al contempo impedire loro la possibilità di fare propaganda con evidente faziosità, è da vili. Da sottolineare che a subire la censura di Facebook non sono solo i movimenti identitari, ma anche noti intellettuali, uomini liberi e pensatori di un certo spessore come Marcello Veneziani o Luigi Iannone. Ciò che George Orwell scrisse nel suo celebre romanzo – 1984 – si è ormai avverato: quella che era la trama di un romanzo distopico è divenuta la triste realtà. Viviamo nell’era dell’ortodossia censoria dei democratici e per questo vi ricorderemo con una frase celebre del citato romanzo:
«L’Ortodossia consiste nel non pensare — nel non aver bisogno di pensare. L’Ortodossia è inconsapevolezza.»

Giovanni Rea