Politica & Attualità

CORONAVIRUS, CAPIAMOLO MEGLIO.

Alla fine del 2019, i medici degli ospedali di Wuhan, nella Cina centrale, si trovano ad affrontare una strana sindrome
respiratoria che pare legata al grande mercato ittico della città, dove oltre al pesce, si vende ogni tipo di animale commestibile, vivo o morto.
Mentre i malati si moltiplicano e alcuni soccombono a una polmonite virale particolarmente aggressiva, i laboratori
sono riusciti rapidamente a isolare il responsabile della malattia: un
nuovo coronavirus, simile a quello della SARS che tra il 2002 e il 2003 spaventò il mondo. Rispetto alla SARS la nuova malattia è meno mortale, ma molto più contagiosa, e ben presto la Cina sarà costretta a fare i conti con quella che per le autorità è la più grave emergenza sanitaria nella storia della Repubblica Popolare Cinese, e che per

l’organizzazione mondiale della sanità è “una minaccia peggiore del terrorismo”.
Il Covid-19, proprio come in uno dei migliori film hollywoodiani, aiutato da una folle globalizzazione e da un opera di censura messa in atto inizialmente dal governo cinese, si estende per primo in Asia fino ad arrivare in Europa e, ahimè, al nostro paese.
Agli italiani il film sembra ancora troppo fantascientifico e irrelizzabile, e mentre alcuni esponenti di partiti politici si riuniscono per “aperitvi contro la paura”, il numero di contagiati continua a salire rendendo quel film fantasticentifico, e ricco di suspence, uno scenario fin troppo reale da togliere letteralmente il fiato alle persone.
Immediatamente il nuovo coronavirus ha trovato terreno fertile in un paese in cui il finanziamento pubblico alla sanità è stato decurtato di oltre 37 miliardi in dieci anni. Sono stati decurtati circa 25 miliardi dal 2010 al 2015 per tagli conseguenti a varie manovre finanziarie, ed oltre 12 miliardi dal 2015 al 2019, quando alla sanità sono state destinate meno risorse di quelle programmate per esigenze di finanza pubblica, mietendo così: nonni, nonne, madri, padri, fratelli e sorelle italiani.
Al fine di contenere il contagio il governo ha emanato misure restrittive progressive alla circolazione e alla libertà dei cittadini, rendendo la situazione, già tragica, un vero e proprio incubo chiamato: “quarantena” (O come lo definirebbero gli anglosassoni “lockdown”).
Al giorno d’oggi, in questa triste realtà, “nell’ora più buia del nostro stato di prigionia”, per un bene comune è auspicabile che i cittadini, italiani e non solo, riflettano sulle condizioni che hanno fatto in modo da espandere il contagio, e costretto i medici a non sapere più come affrontare la situazione in assenza di posti letto e materiale sanitario.
Si è sempre creduto nell’opinione comune che una pandemia non potesse più verificarsi, il che non è vero. Si è sempre creduto che determinati eventi potessero avvenire solo nei film di Hollywood, il che non è vero. Si è sempre creduto che niente e nessuno potesse andare ad intaccare le nostre amate e controverse libertà, il che non è vero.
Le conseguenze sociali, economiche, politiche e scientifiche cambieranno la visione dell’umanità nei decenni futuri.

Di Alessandro Di Mare