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LEGITTIMA DIFESA: UN DIRITTO INVIOLABILE

LEGITTIMA DIFESA: UN DIRITTO INVIOLABILE. 

Di Marco Tuccillo

Troppo spesso abbiamo sentito parlare in TV contro la legittima difesa, imputando l’utilizzo di armi da fuoco per difendere la propria proprietà come una deriva pericolosa che porterebbe al “far west”…ma è davvero così?

In Texas, ad esempio, la micro-criminalità inerente ai furti è decisamente diminuita negli anni (anche se l’agglomerato americano soffre di vasti fenomeni criminali in generale) dimostrando quanto sia importante avere una proprietà privata ben protetta e tutelata. In Italia, purtroppo, quando viene violata la proprietà privata dai malviventi spesso l’onesto proprietario di casa non può neanche difendersi perché, come spesso accaduto, potrebbe anche passare nel torto mostrando tutte le falle di un sistema che non può funzionare.

Forse l’esempio del Texas rimane estremo per noi italiani, una legalizzazione delle armi di quel tipo non rientra decisamente nelle nostre corde, ma possiamo comunque propendere in una direzione che possa garantire l’uso delle armi per scopo di difesa senza necessariamente giungere alla liberalizzazione radicale statunitense.

La legge sulla legittima difesa, vigente ora, modifica l’articolo 52 e l’articolo 55 del codice penale. Nel primo caso è stato aggiunto l’avverbio “sempre” per specificare che la proporzionalità tra offesa e difesa, richiesta per legittimare il ricorso alla legittima difesa, sussiste “sempre” nel caso in cui l’aggressione sia avvenuta in casa o sul luogo di lavoro. Inoltre, la difesa è “sempre” legittima nel caso in cui la persona reagisca a una violenza o minaccia.

Cosa cambia? In realtà quasi nulla in quanto la magistratura potrà, nel corso di un ipotetico processo, valutare attentamente la dinamica tra “ladro” e “proprietario” (utilizziamo queste due categorie) e spesso propendendo dalla parte del primo citato (In Italia la magistratura ha questa perversione) dimenticando, quindi, i diritti e i doveri del proprietario di casa.

Una legge di civiltà invece consentirebbe ad un libero cittadino di potersi difendere senza avere il terrore di essere incolpato e magari pagare anche i danni a chi ha tentato di svaligiargli casa o peggio finire in galera;
naturalmente non vogliamo fare in modo che il sistema diventi troppo “lasseiz-fare” in casi del genere ma sicuramente più flessibile e a favore del detentore della proprietà privata. Chi si introduce in un’abitazione altrui per fare furto è in torto, questo è un dato di fatto inconfutabile che non si può mistificare e proprio da questo fattore bisogna ripartire per contrastare tale fenomenologia, fornendo al cittadino la possibilità di potersi tutelare senza contare sempre sullo Stato, per il semplice fatto che non possiamo mettere un poliziotto/carabiniere per abitazione perché la pattuglia di quartiere, a quanto pare, non basta.

In Italia, per quanto riguarda i furti in appartamento, abbiamo un tristissimo primato: 520 furti in casa al giorno, praticamente uno ogni tre minuti senza contare quelli non denunciati e una serie di fattori che accrescerebbe il numerico indicato. E’ possibile che in una nazione civile si arrivi a tale noncuranza in
aspetti di ordine civile e sociale? Assolutamente no, non si può auspicare alcun modello nella quale il cittadino non ha diritto al nulla, spesso bollato come “sempliciotto” o “ignorante” incapace di comprendere ciò che può fargli davvero bene. Il trattamento elitario della società, di una certa sinistra, in materia di giustizia è la prova lampante che il sistema è decisamente fazioso e capace di assurgere, spesso e volentieri, al ruolo di “boia” invece che di “difensore” del popolo.