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SHULAMITH FIRESTONE: LE RADICI DEL MALE E IL MARXISMO CULTURALE

 

di Marco Tuccillo

«Anche l’infanzia è una costruzione culturale e allo stesso modo in cui si deve arrivare ad una emancipazione della donna, si deve arrivare ad una emancipazione sessuale dell’infanzia […] Basterà eliminare la famiglia biologica per eliminare il tabù dell’incesto. […] Le relazioni con i bambini includeranno tanto sesso genitale quanto i bambini sono capaci – probabilmente molto più di quanto crediamo». [Shulamith Firestone, «La dialettica del sesso»].

Non parliamo di parole inventate, di complottismo o strane congiure contro il mondo “libdem” bensì del pensiero, contenuto nel libro “La dialettica del sesso“, di Shulamith Firestone, una delle più influenti figure nel movimento femminista. L’opera della Firestone -La Dialettica del sesso- unisce le teorie di Karl Marx con quelle di Sigmung Freud, Frederick Engels e Simone de Beauvoir, ne fa un’interpretazione femminista e avversa all’uomo come entità promuovendo la sua distruzione nella società utilizzando la scusa del “patriarcato”; possiamo ritenere lo scritto, quindi, come la primigenie del movimento femminista odierno ben consapevole di essere strumento del più bieco e diabolico “Marxismo Culturale” (in inglese Cultural Marxism).

Chi è la signora Firestone? Nasce in Canada, ad Ottawa per la precisione ed è di origini ebraiche infatti il suo nome originario è Shulamith Bath Shmuel ben Ari Feuerstein, il cognome venne “anglicizzato” con il trasferimento del nucleo famigliare nel Missouri. I genitori, entrambi ebrei ortodossi, provenivano dalla Germania e si rifugiarono in Canada a causa del Nazionalsocialismo. Sin da giovanissima la Firestone si dedicò all’attivismo femminista di seconda generazione (chiamato tale dopo il primigenio) e fondò varie associazioni militanti tutte dedite alla causa del “radical-femminismo”, una visione distorta che basa la sua formazione ideologica su una visione materialista della storia, considerando “patriarcato” anche le basi della civiltà che dovranno essere scardinate per completare la tanto agognata -almeno da Firestone e compagne- rivoluzione sessuale in maniera tale da consentire alle donne di prendere il dominio del globo. Si, le donne sono ritenute una sorta di genere superiore, non pari quindi, a confronto degli uomini e l’eliminazione di questi ultimi potrebbe consentire alle prime citate di acquisire tutti i settori della società civile, politica e via discorrendo.

Il concetto di famiglia, espresso nella “Dialettica del Sesso”, è decisamente subdolo e anti-naturale, infatti la Firestone ritiene il nucleo familiare come la prova dell’antica gerarchia del patriarcato ove i figli (gli schiavi) sono subordinati ai genitori (i tiranni) ed è proprio qui che si aggancia la rivoluzione sessuale anche per gli infanti come citato ad inizio articolo. La Firestone come tante altre figure del suo tempo vedeva nella società “europea” (ritenuta ariana dagli stessi) come la causa primordiale del male, in quanto propendeva ad arginare la multietnicità e il potere alle donne, basando -a detta delle femministe e di altri- la società su una visione arcaica, misogina e razzista. Infatti, i movimenti di liberazione ispiratisi alle teorie della Firestone (e non solo) hanno sempre propugnato un forte concetto di sostituzione etnica (in particolar modo promuovendo la coppia: uomo africano e donna europea) affiancato ad un ruolo superiore della donna in ogni contesto.
L’uomo europeo quindi doveva assolutamente mettersi in minoranza dinanzi asiatici e africani e consentire a questi di utilizzare le donne occidentali come strumento per la creazione di una nuova identità…non è mostruoso? Lo è ma è anche la base ideologica di tali realtà da cui bisogna diffidare e che oggi imperversano nella società grazie anche a film, mass media, social e programmi TV vari.

Tornando a Shulamith Firestone, intorno alla metà degli anni ’70 cominciò a soffrire di schizofrenia paranoica (che non fu la causa delle sue idee malsane come molti affermano) e successivamente le fu diagnosticata la sindrome di Capgras (chi ne è colpito vive nella ferma convinzione che le persone a lui care siano state rimpiazzate da replicanti o da impostori a loro identici. Ad oggi risulta come una rara malattia pschiatrica).
Il 28 Agosto del 2012 la donna venne trovata morta nel suo appartamento, cause naturali è quanto affermato dalla la famiglia che, essendo ebrea ortodossa, non ha voluto far praticare alcuna autopsia sul corpo della donna togliendo così di mezzo ogni dubbio su un ipotetico suicidio o morte per altre cause (probabile utilizzo di sostanze stupefacenti).

Il nome di Shulamith Firestone è ben ritondante negli ambienti del marxismo culturale, ritenuta una vera e propria icona, una Che Guevara della rivoluzione di genere e nessuno tra questi è invece razionalmente capace di giudicare la figura della donna come potenzialmente disturbata ed è questo il fattore più preoccupante. Come si può ideologizzare un qualcosa che giustifichi la pedofilia propugnandola, che vuol distruggere la famiglia, la natura, la società intesa come civiltà? Appoggiare tali idee significa esserne complici e oggi queste non sono affatto in minoranza, anzi, sembrano essere il principale verbo del mondialismo contro i cattivoni bianchi europei, eterosessuali e con qualche valore ancora ben saldo.