Politica & Attualità

MAKE LOCALISM GREAT AGAIN

 

di Tuccillo Marco

Abbiamo già trattato su “Il Burbero” il tema del localismo e abbiamo deciso di continuare questo filone, cercando di far capire ai nostri lettori il potenziale di un sistema territoriale basato sulle peculiarità delle varie identità che lo compongono.

In questi anni abbiamo potuto notare come i macro-sistemi non abbiano fatto altro che danneggiare i tessuti produttivi, sociali e identitari delle piccole realtà andando a favorire un modello amorfo di massificazione degli individui che vengono alienati dal proprio “essere” per perseguire obiettivi ed emozioni ben lontani dal concetto di “libertà”, seppur vengano spacciati per tali da una certa propaganda mondialista.

Si perché mondialismo e globalizzazione hanno infiltrato ogni “buona battaglia” convincendoci che si può essere amanti dell’ecologia osannando Greta Thumberg (non curandoci della discarica a pochi passi dal nostro paese che miete danni a non finire alla flora e alla fauna locale ma ci fa preoccupare per il pinguino dell’artico), oppure che si può essere più “umani” supportando l’immigrazione selvaggia di massa (non rendendoci conto che questa imbarbarisce le nostre città, i nostri paesi e viene avallata da mafie in nome di un business a non finire che ha creato una sorta di nuova borghesia del malaffare sul sistema dell’accoglienza) e ancora che ci fa accettare qualsiasi retorica sul fuggire lontano per recarsi nelle metropoli ove “si vive per davvero” e che in fondo in provincia ci sono solamente bifolchi e bigotti tizi da cui diffidare.

L’ideologizzazione di tale deriva radical chic (voluta dalle grandi agende internazionali) è un piano di vero e proprio sradicamento delle persone dai valori che da sempre sintetizzano la civiltà: comunità, lavoro e senso del dovere. Ad oggi, infatti, vige solamente il senso del piacere e quello dell’egoismo che non ci fanno adoperare per il luogo in cui siamo nati, lo si disprezza in quanto tale e si sogna qualcosa di non identificabile pur di saziare i propri appetiti di ego e falsa cognizione dell’essere ribelle (oramai sinonimo di personaggi da serie Netflix).

Tornare a riflettere in libertà verso il “micro-sistema” potrebbe essere la chiave per uscire dalla gabbia in cui siamo reclusi da molti anni a questa parte. Come si ottiene la tanto agognata libertà? Consentendo agli uomini di prosperare in casa propria, forgiando la propria comunità e il proprio territorio alla ricerca di un’armonia condivisa che è al contempo sinonimo di rispetto per le radici ed elevazione in direzione di un identitarismo che ci aiuterebbe maggiormente a comprendere il nostro ruolo nella società.

Siamo convinti che ogni uomo sia figlio del contesto in cui nasce, lo sente pesare sotto la suola delle proprie scarpe e lo respira a pieni polmoni quando l’essenza ancestrale della terra lo pervade, che sia essa riconducibile ad un paese di provincia, ad una piccola cittadina oppure una metropoli. Noi come individui e come popolo siamo chiamati alla più grande sfida del nostro tempo: tornare noi stessi e rendere se stesso il posto in cui siamo nati e in cui abbiamo coltivato i nostri amori, le nostre speranze, le nostre frustrazioni e le nostre più vive passioni.