Politica & Attualità

LOCALISMO: I CITTADINI SOLDATO E LA LIBERTA’ DI DIFESA

di Marco Tuccillo*

Spesso abbiamo sentito parlare di legittima difesa, pareri favorevoli e contrari, analisi e comparazioni culminate in vere e proprie campagne politiche ma nulla di tutto ciò ha sortito un effetto reale compreso il quasi fallimentare DDL del governo giallo-verde in merito.

È vero in Italia non abbiamo la “cultura delle armi” come, ad esempio, negli Stati Uniti d’America ma bisogna ammettere che una maggiore aderenza ad un sistema che consenta la difesa della proprietà privata sia più che necessario. Come già abbiamo scritto in un precedente articolo, sulla legittima difesa, è stato appurato che in Italia i furti in appartamento sono aumentati così come la micro-criminalità (dovuta anche alla crescita del fenomeno dell’immigrazione clandestina); pertanto il cittadino, in base a tal contesto, deve avere la possibilità di salvaguadare se stesso e la propria famiglia dove non arriva lo stato.

Non possiamo pretendere uno stato di polizia per tutelare i nostri diritti ed è tempo che i cittadini si sentano padroni della propria nazione, non parassiti alla quale tutto gli è dovuto campando in una sorta di “culla magica” nella quale gli eterni “salvatori” si dovranno adoperare eternamente per loro. Questa visione di vita ci porta alla disfunzione dell’individuo, della comunità e dell’essere vivi, liberi e consapevoli del proprio destino. La possibilità di potersi difendere dovrebbe essere una concezione scontata appurata, d’altronde, anche da Mazzini e Corridoni che auspicavano ad una “società armata” che potesse fungere da prevenzione anche nei confronti di un ipotetico stato tiranno e nemico del popolo.

Possiamo benissimo collegare tutto questo discorso -libertà di difesa- al più vasto concetto del “localismo”, in quanto comporta tutte le conseguenze inerenti ad una società organica, libera, comunitaria nella quale gli individui si sentono veramente tali e dotati di strumenti per poter portare avanti il proprio territorio, facendolo crescere e prosperare, senza aspettare costantemente la “balia” di turno.

In questi tempi di globalizzazione, pensiero unico, mercato unico e massificazione della massa in un unico contenitore amorfo e privo di carattere, tornare ad una sana “resistenza territoriale” presidiata dai “cittadini-soldato” (in nome delle tradizioni squisitamente volkisch) può fungere come antidoto ma se a questo non misceliamo dei sani principi di autodifesa non potremmo mai auspicare ad una completa liberazione dal germe distruttivo del mondialismo.

Nei prossimi articoli ci addentreremo maggiormente sui tecnicismi per delucidare come potrebbe essere applicato un sistema di tipo “localista” o comunque “territoriale e identitario”.