Politica & Attualità

White Guilt: Essere bianchi e sentirsi in colpa.

Di Jean Becciu

In questi burrascosi giorni, non penso si debba spiegare il perchè, di protesta diffusa sta tornando a galla prepotentemente
tra alcuni “uomini e donne bianche” un sentimento di odio e razzismo viscerale assolutamente da condannare.
L’odio per se stessi.
Di fatti il fenomeno meglio noto come “White Guilt” assai diffuso in america, grazie alla continua propaganda liberl e globalista,
va velocemente diffondendosi e legittimandosi in tutto il mondo.
I media ed i vari movimenti umanitari, a senso unico ovviamente, ci vanno bombardando quotidianamente con immagini di uomini e donne bianche
che si chinano baciando i piedi a uomini di colore, gente che marcia inneggiando al genocidio della propria gente auspicandone la cancellazione.
Questa mentalità porta ad ignorare le innumerevoli violenze contro uomini e donne bianchi del south africa ad esempio dove quotidianamente vengono uccisi,
da bande armate di neri, famiglie e singoli “white farmer“.
Mentalità che porta non più a privilegiare il talento della persona in se ma il colore della pelle attraverso le quote razziali.
Mentalità che porta alcuni a condannare spesso e volentieri le vittime, ricordate come da noi ad esempio Pamela Mastropietro (violentata e fatta a pezzi dal suo aguzzino)
fu considerata semplicemente una tossica.
O di come si gridò all’atto razzista contro Daisy Osakue, atleta di origini nigeriane, alla quale fu lanciato un ouovo in un occhio.
Ricordate come si alzo immediatamente, senza ancora conoscere i fatti nella loro totalità, un ondata di indignazione contro i razzisti di turno?
Salvo che poi fu scoperto che a lanciare l’uovo erano stati ragazzi legati al PD.
Ci sono tutt’oggi molti fatti di cronaca che vengono giustificati nel nome della tolleranza e dell’antirazzismo.
Abbiamo d’altronde avuto un ministro che auspicava che la cultura africana diventasse presso la nostra, quasi a volerci dire che i nostri millenni di
cultura sono una colpa da cancellare.
Cosa dire poi delle scritte sui monumenti a Torino operate da antifascisti e “black lives matter” nostrani?
Un attacco globale all’uomo bianco senza precedenti.
Quest’onda viene descritta, se avete tempo e voglia, nel magistrale libro di Emanuele FusiWhite Guilt” edito da “Passaggio al bosco editore“.
Torniamo a non vergognarci di quello che siamo, torniamo anzi ad essere fieri della nostra cultura e della nostra storia.
Essere fieri di se stessi non necessariamente è sinonimo di odio verso il diverso.
Altrimenti qualcuno mi dovrebbe spiegare il senso del Black Power.