Politica & Attualità

Antirazzismo: la vera emergenza?

 

Basta privilegi bianchi“, è questo il pensiero di chi oggi sta protestando, sia nella maniera “civile” (e ridicola) inginocchiandosi, sia con la violenza tipica del mondo antifà.
Queste rivolte nascono per combattere questa presunta “emergenza razzismo” che pare non essersi assopita dopo la guerra, soprattutto nei Paesi vincitori, oltre che in Italia. A prescindere dalla sensatezza del messaggio, comunque, chi oggi sta protestando ci sta dando sempre più nuovi motivi per odiare e avere paura.
Le rivolte, che spesso sfociano in vere e proprie guerriglie, attaccano il mondo occidentale da due lati, quello sociale e quello nazionale.
Sull’aspetto sociale, si vuole equiparare in diritti (senza però mai parlare di doveri) chi viene da luoghi lontani con chi è “indigeno”. Anzi, in molti casi, quali ad esempio l’ingresso nel mondo del lavoro, si vuole addirittura preferire lo straniero, proveniente da situazioni più complesse delle nostre e quindi più propenso ad accettare condizioni lavorative meno favorevoli. Un nuovo tipo di schiavismo, mascherato da solidarietà meticcia, abbraccisto da chi sta abbattendo le statue dei mercanti di schiavi. Per giustificare questo, si assiste ad una totale demonizzazione del lavoratore dipendente e dell’imprenditore italiani, considerati tutti nullafacenti, evasori, furbastri, che vogliono vivere sopra le proprie possibilità. Se vuole sopravvivere, l’italiano, o il bianco in generale, deve abbassare le proprie pretese e accontentarsi di quello che la nuova società meticcia offre, un concetto avversato persino da Karl Marx in persona. Ma tanto ormai, anche i rossi sono diventati più rosa, se non blustellati.
Vi è poi l’aspetto nazionale. Il vandalismo contro i monumenti, che accompagna le violenze verso proprietà pubbliche e provate e nei confronti di altre persone, denota il totale rifiuto delle proprie origini, viste come simbolo di differenziazione, di bieco nazionalismo, di odio. Tutto ciò che ricorda la storia patria va abbattuto e sostituito, la Nazione non deve avere memoria, non deve avere identità. Chiunque sia vissuto prima viene considerato razzista: emblematico è il danneggiamento della statua di Churchill a Londra, il primo ministro britannico che sconfisse la Germania nazionalsocialista; ma anche l’imbrattamento della statua di re Vittorio Emanuele II, padre della Patria, considerato colonialista anche se morì prima dell’inizio della nostra avventura coloniale!
Spostandoci oltreoceano troviamo una situazione ben peggiore, con molti simboli della cultura americana completamente devastati e con la decisione di sciogliere il dipartimento di polizia di Minneapolis.
Tutto questo scempio per cosa? Per l’abuso di potere di un poliziotto, che si trova già in carcere per quello che a tutti gli effetti un crimine ma che parrebbe proprio non avere una componente razzista.
Gli abusi vi sono su ogni razza e sono compiuti da ogni razza, dati alla mano.
Ma ormai, proprio come nel film distopico in cui per 12 ore all’anno viene concesso lo sfogo ad ogni violenza, così gli Stati Uniti stanno subendo ogni tipo di devastazione, ovviamente imitata anche qui da noi.
Ed il tutto è contornato dalla ancor più bassa, mediocre e schifosa ipocrisia di chi si inginocchia per uno straniero morto in una terra lontana, seppur ingiustamente, dimenticando chi ogni giorno muore a causa delle mancanze che abbiamo da noi (delinquenza, malasanità, pressione fiscale, e molto altro).
Ma forse è più facile sentirsi in pace con la coscienza facendo delle sceneggiate fini a sé stesse, piuttosto che affrontare quelle situazioni che indubbiamente contribuiscono a creare il clima di tensione, liquidando il tutto con un’ancestrale colpa dell’uomo bianco e con la solita presenza di un Fascismo di cui si è stravolto il significato originario.
Forse è vero che una delle più grandi piaghe del mondo è l’antirazzismo: non si tratta più di rifiutare teorie e pratiche passate quali il suprematismo bianco, la schiavitù, lo sterminio; oggi essere antirazzisti è sinonimo di autorazzismo, di odio verso la propria Nazione e la propria società, è rifiuto delle differenze qualitative delle culture e delle etnie, è l’accettazione di un senso di colpa che non ha ragione di esistere, ed è anche la giustificazione di ogni insensata violenza verso il prossimo e verso l’altrui proprietà.
È così che vogliamo la giustizia verso un uomo ingiustamente ucciso? È questo il mondo pacifico e progressista che il nuovo antifascismo vuole consegnare alle future generazioni? È così che si spera di sconfiggere l’odio per il diverso?
Ai posteri l’ardua sentenza.

Di Lorenzo Scotti