Politica & Attualità

La triste evoluzione dell’antifascismo

Di Lorenzo Scotti

Abbattiamo la statua di Indro Montanelli“, questo è il nuovo grado di battaglia di chi oggi sta mettendo a soqquadro il mondo per motivi che ormai esulano dalla normale lotta per i diritti. E la rabbia verso un monumento che ricorda il noto giornalista non è che il grottesco epilogo di un fenomeno che va consolidandosi ormai da molti anni.
Facciamo un passo indietro e torniamo ai primi anni 90.
Il mondo comunista era ormai giunto al suo inevitabile tramonto, il Medio Oriente era una bomba pronta a esplodere e in Italia terminava la cosiddetta “prima repubblica”. Tutti i partiti che mossero la Resistenza si dissolvevano lasciando la loro eredità politica più grande ad altre realtà che poco o nulla avevano a che fare col passato; nascevano il centrodestra e il centrosinistra. Chi ancora si rifaceva ai vecchi valori fondava movimenti e partitini che a stento riuscivano a far leva sulle masse, ormai imbevute di moderatismo e non più condizionate dalla speranza o dalla paura della rivoluzione rossa.
Lo stesso discorso, anche se era estraneo al panorama resistenziale, valse per il Movimento Sociale.
Ma cosa accadde a livello più culturale e militante?
In realtà la trasformazione dell’antifascismo verso un pensiero unico progressista era iniziato già anni prima, con le rivolte del ’68, e non solo in Italia, ma praticamente in tutto il blocco atlantico.
E col passare dei decenni, il termine “antifascismo” si è dissociato sempre più dalla semplice negazione di un’ideologia già sconfitta sul piano militare, e pure dalla pluralità di idee che caratterizzò la lotta partigiana (che qualcuno definì “compromesso storico”) cioè la natura della democrazia italiana. Col passare del tempo, l’antifascismo ha assunto i caratteri di una ideologia vera e propria, riempita di idee progressiste, moraliste, e neoliberiste, arrogandosi il diritto di stabilire cosa è giusto e cosa è sbagliato, senza la minima possibilità di un confronto.
Oggi per essere antifascisti occorre essere pro-UE, pro-gender, pro-meticciato, pro-droga, pro-aborto, pro-finevita, pro-multinazionali, contro le carceri, contro le armi, contro ogni tipo di guerra (compresa quella difensiva), contro le armi, contro la piccola proprietà privata, contro la religiosità, contro le tradizioni, contro il concetto di Patria, ecc.
La maggior parte degli aspetti osteggiati dell’antifascismo attuale (appena elencati) erano propri di tutte le ideologie, con le dovute sfumature, che mossero la resistenza, altri ne erano totalmente estranei perché sorti dopo (droga e immigrazione, ad esempio).
In certi casi, esattamente come accadde al MSI, si è arrivati a negare il passato: è il caso di quei partiti che hanno optato per la messa al bando del comunismo, salvo poi sfoggiare la foto di Gramsci nelle loro sedi.
È vero, anche il neofascismo si è evoluto, influenzato dal clima democratico e dallo scacchiere internazionale in cui si è trovato a operare; se prendiamo il neofascista medio (o sedicente tale) avrà quasi al 100% idee opposte a quanto riportato prima; ma quelle idee non sono proprie del Fascismo, quindi definire fascista o antifascista qualcuno solo in base alla posizione che ha su questi temi diventa storicamente e ideologicamente errato.
L’antifascismo quindi elabora la scorciatoia secondo cui vi è continuità tra esso e la resistenza, forzando apertamente la dialettica e farcendo quel periodo storico di una retorica inesistente (è difficile credere, infatti, che i partigiani combattessero per il diritto di fumare erba, ad esempio).
Definire antifascismo il pensiero unico che si sta formando, rappresenta uno stratagemma per zittire qualsiasi opinione che vada contro tale pensiero, anche se esso non ha che fare col regime: sei contro l’Europa unita? sei un fascista, non puoi parlare! A nulla vale portare sul tavolo del discorso la Conferenza di Montraux o la cosiddetta “internazionale fascista”.
Sei per la famiglia tradizionale? Sei un fascista, anche se lo erano pure democristiani e comunisti, che fecero la resistenza. Sei per i confini chiusi? Sei un fascista, nonostante i confini più impenetrabili del mondo fossero quelli comunisti.
Ignoranza storica? Malafede? Autoconvinzione della continuità? Forse tutto questo ha reso l’antifascismo la parodia di sé stesso, con la creazione di un dogma che vuol mettere fuori legge molte delle stesse idee partigiane e che vuole abbattere la statua di Montanelli, che scontò pure la prigionia e scampò per un soffio alla fucilazione.
Dal 45 l’Italia è uno Stato antifascista, ma se deve trasformarsi in questo antifascismo, con queste caratteristiche progressiste e petalose estranee anche all’antifascismo classico, per favore, almeno non chiamatela più Italia.